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Dopo i fatti di martedì scorso la UILPA Pol. Pen. Abruzzo tira le somme di una situazione quantomeno discutibile 

 

Facendo seguito alle nostre precedenti note, anche a firma congiunta, chiediamo nuovamente al Sig. Provveditore Regionale di voler intervenire portando la necessaria chiarezza nella Casa Circondariale di Lanciano.

Nelle nostre ultime due note, nonostante le dichiarazioni di senso opposto della direzione della Casa Circondariale di Lanciano, avevamo ben rappresentato le nostre perplessità; i fatti dell'ultimo mese parlano da soli e descrivono le conseguenze reali di tutta una serie di problemi organizzativi mai affrontati:

  • Il 22 gennaio si è sfiorata la tragedia, quando un detenuto ha appiccato un incendio nei pressi del cancello della sua cella; a meno di un metro erano stati posizionati dei contenitori in cartone per la raccolta differenziata, in questo caso plastica e carta, è inutile descrivere la rapidità con la quale questi materiali hanno preso fuoco. Immediatamente l’agente addetto alla sorveglianza ha dato l’allarme ed ha spento l’incendio con l’uso di un estintore, ma ormai il danno era fatto; il corridoio senza finestre (perché secondo noi quella non può essere chiamata sezione ma è un corridoio, inadatto ad ospitare detenuti e NON sicuro per i lavoratori della Polizia Penitenziaria che per la seconda volta hanno rischiato la vita in quel corridoio) si è immediatamente saturato del denso fumo nero esalato dalla combustione dei materiali plastici ed il personale intervenuto è riuscito a stento a portare in salvo i detenuti subendo loro stessi gli effetti del fumo tossico;
  • Nell’ultimo mese sono stati rinvenuti almeno 8 telefoni cellulari nell’istituto di villa stanazzo; in particolare è stato anche individuato e trasferito un detenuto in possesso di un telefono cellulare mentre tentava di introdurlo nel reparto detentivo, un detenuto ammesso all'art.21 che lavorava nell'istituto.
  • Altri 2 detenuti trovati in possesso di 3 mini-cellulari hanno perfino protestato per il fatto di essere stati privati di quell’oggetto non consentito in carcere, tanto è il rispetto per le regole che il trattamento rieducativo ha suscitato in loro, quindi con un totale disprezzo per l'istituzione hanno pensato bene di salire su di un tetto in segno di protesta; durante la permanenza in cima al carcere hanno distrutto, con un spranga metallica rinvenuta durante la passeggiata all’aria aperta, numerosi climatizzatori e diversi lucernai in plexiglass per un danno totale stimato di oltre 5000€; per farli scendere ci è voluta una lunghissima opera di persuasione; prima di scendere i due hanno preteso un telefono cellulare per chiamare i propri familiari, non sappiamo se siano stati accontentati, certo è che è stato necessario l’intervento sul tetto di un Ispettore e di un Assistente di Polizia Penitenziaria che, rischiando di cadere o di essere spinti giù dal tetto, hanno convinto i due a desistere.
  • Come se non bastasse uno dei due detenuti il giorno dopo ha pensato bene di inscenare una nuova protesta tentando di bloccare le attività dell'istituto, tant'è che si è reso necessario l’uso di scudi e manganelli per bloccare e contenere le velleità del ristretto.
  • E ancora, un paio di giorni dopo, un’altro detenuto ha di fatto bloccato le attività di una sezione detentiva trincerandosi nelle scale deputate all’entrata ed all’uscita dei detenuti dalla sezione, impedendo temporaneamente le normali attività degli altri ristretti e ritardando la somministrazione della terapia agli altri detenuti per alcune ore.
  • Per arrivare a quella alla pseudo-rivolta, avvenuta martedì 25 nel tardo pomeriggio e che ha visto uno sparuto gruppo di detenuti mettere a ferro e fuoco una sezione detentiva, spalleggiati dalla maggioranza dei detenuti presenti, invero grazie al clima carcerario particolarmente favorevole è stato semplice per i due convincere l'intera sezione detentiva a dargli manforte scatenando un inferno di distruzione che ha reso impossibile qualsiasi forma d'intervento per diverse ore, ovvero fino all’autorizzazione (tardiva??) dell’uso di caschi, scudi e manganelli disposto dal direttore dell'istituto in base all’art. 41 O.P.

I motivi di un'escalation di violenza nell'istituto frentano vanno cercati nei fatti:

  • troppe e talvolta scoordinate le attività nell'istituto;
  • detenuti insofferenti, talvolta a causa della mancanza di risposte univoche;
  • Personale di Polizia Penitenziaria che non è messo in condizione di fare il proprio lavoro soffocato da direttive talvolta discordanti e da un continuo incremento dei carichi di lavoro che va in completa antitesi con le necessità legate alla sicurezza;
  • il continuo sminuire, operato giornalmente, del lavoro della Polizia Penitenziaria tacciato di inoperosità ed incapacità varie e perfino di lavorare a “colpi di fortuna” in quanto incapaci di agire con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto.

Tutto questo ha creato le basi, alquanto solide, per arrivare ai fatti di martedì scorso; fatti che hanno visto il trasferimento di oltre 30 detenuti, tutti implicati a vario titolo nella rivolta ed alla chiusura temporanea della sezione detentiva teatro della rivolta.

Pur apprezzando il tempestivo e risolutivo intervento della S.V. non possiamo esimerci dal chiederci quanto durerà questa tregua.

Noi della UILPA Pol. Pen. siamo stati oggetto di una forte campagna denigratoria da parte di chi ci accusava di disfattismo, protagonismo ed in qualche caso anche di procurare allarmismo ingiustificato. La storia recente ha dimostrato, e direi ampiamente, che avevamo ragione a protestare pubblicamente, che avevamo ragione a chiedere l'intervento dei vertici dell'amministrazione e che a livello locale c'è qualcosa che non funziona, purtroppo ad oggi non abbiamo avuto riscontro alle nostre segnalazioni.

 

Al Sig. Provveditore Regionale chiediamo quindi, di nuovo e con forza, che vengano individuati i responsabili dell'accaduto, chiediamo di individuare e chiedere conto a chi a reso impossibile lavorare nella Casa Circondariale di Lanciano, chiediamo che la Polizia Penitenziaria venga messa di nuovo in grado di assolvere al principale dei doveri istituzionali che, giova ricordarlo, è quello di mantenere l'ordine e la sicurezza all'interno degli istituti penitenziari.

Alla Segreteria Nazionale della UILPA Polizia Penitenziaria chiediamo di valutare ogni azione possibile a supporto della “questione Lanciano”, affinchè venga restituito ai lavoratori il diritto di operare in sicurezza e con la dignità che i rappresentanti dello stato meritano.